
Una vacanza per staccare dal lavoro e godermi la famiglia. Ecco com’è andata e perché non ambiento i miei romanzi in questa città.
Era il 2008 e in quel periodo lavoravo tantissimo. Avevo alcune collaborazioni con settimanali locali e quotidiani online a livello nazionale. Non parlo di blogging, a quei tempi ancora non esisteva. Si trattava di veri e propri giornali iscritti come testate giornalistiche per cui venivo regolarmente pagata. Non pochi spiccioli.
Inoltre, in quel periodo lavoravo per moltissime riviste, circa una quindicina, e pubblicavo racconti come se non ci fosse un domani. Andava davvero benissimo. E poi… beh, ero perdutamente innamorata. Lavoravo davvero tanto e il tempo che dedicavo alla famiglia non era molto, così un giorno ho detto ai miei figli che li avrei portati in vacanza a Parigi.
L’anno prima, anche quello per me di grande lavoro, li avevo portati a Disneyland Paris. I miei figli sono sempre stati due bambini e poi adolescenti fantastici. Grazie ai loro caratteri miti potevo permettermi di lavorare duramente (in parte a casa). per questo ritenevo giusto che, dal mio impegno, potessero ottenere qualcosa di spettacolare. La prima volta siamo andati a Disneyland Paris. Vennero anche i miei genitori. Mio padre, qualche mese prima di andarsene, mi disse che ricordava ancora quella vacanza come una delle migliori che abbiamo mai fatto insieme. Abbiamo preso in affitto delle camere in uno degli alberghi del parco e ci siamo divertiti come non mai. Senza contare che non siamo andati durante il fine settimana, per cui sono rimasti a casa da scuola (doppio divertimento).
Si vive anche di ricordi e queste vacanze sono state preziose per tutti.
Per il fine settimana a Parigi, invece, abbiamo preso una suite in un albergo a seicento metri dalla Torre Eiffel che vedevamo dalla finestra. Con le persone che abbiamo incontrato parlavamo inglese. Lorenzo cercava di usare il francese imparato a scuola. Devo però confessare che non è stata una vacanza perfetta, a cominciare dal cibo. Stefano non apprezza le salsine, il burro piazzato ovunque e il formaggio. All’epoca aveva soltanto sette anni e non è stato facile trovare qualcosa che volesse mangiare.
Ovviamente siamo stati al Louvre ed entrando si sentiva un pazzesco odore di fogna, per cui, sempre Stefano, ha arricciato il naso. La cosa che più mi è piaciuta è stato il quartiere degli artisti, Montmartre, dove l’aria sembrava essere immobile e densa di ricordi del passato. Davvero una bellissima esperienza.
Ai miei ragazzi, però, Parigi non è piaciuta più di tanto e non ci siamo più tornati, scegliendo per i nostri viaggi altre località.
Parere personale
Ho percepito un certo distacco con le persone. Alcuni sembravano quasi infastiditi che non parlassimo francese, che a me è sembrato un po’ assurdo, dato che, ovviamente, un turista può anche non parlare la lingua della nazione che visita.
Siamo saliti sulla metropolitana. Abbiamo chiesto informazioni, e non ci hanno spiegato che il biglietto non era valido per tutta la linea, così abbiamo preso una multa piuttosto consistente. Come turista non mi sono sentita troppo ben accolta. Questa è stata la mia, nostra, esperienza. Non mi ha lasciato un segno indelebile che mi abbia fatto venire voglia di ambientarci dei romanzi, o anche solo un racconto.
E tu? Sei stata a Parigi? Come ti è sembrata?
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[…] partire per le vacanze? Siete spaventate all’idea del lungo viaggio con i vostri figli? Vi capisco benissimo! I […]