
Ho scritto moltissimi romanzi, ne ho pubblicati oltre venti che trovate su Amazon e Kindle Unlimited e alcuni su Kobo e Kobo plus, ma non a tutti i protagonisti tengo allo stesso modo.
Da bambina, quando mi chiedevano a quale peluche tenessi di più, o a chi dei miei genitori volessi più bene (che ritengo una delle domande più stupide da fare a un bambino) non rispondevo mai perché, nella mia mente di bambina, credevo che se lo avessi detto gli altri si sarebbero offesi pensando di contare per me di meno.
Lo so, è una sciocchezza, ma i bambini fanno ragionamenti tutti loro e per loro i piccoli guai della vita sono importanti alla stregua di quelli molto più seri degli adulti.
Comunque, detto questo, ora che sono un po’ più equilibrata (forse!!). Per cominciare, delle decine e decine di peluche che avevo ne ho tenuti solo una mezza dozzina: due hanno una quarantina d’anni e me li ha regalati il mio primo ragazzo (che non vedo e non sento da quasi quattro decenni), due erano di mia madre e li ho conservati per suo ricordo, uno l’ho comprato, da adulta a Disneyland Paris (una delle più belle vacanze con famiglia e genitori) un altro me l’ha regalato quello che ho sempre considerato (forse sbagliando perché quando si invecchia spesso si tirano le somme e il risultato torna in modo diverso) l’uomo della mia vita.
Ma sto divagando, con questa storia ed è meglio tornare all’argomento dell’articolo!
Il protagonista maschile, alias l’amante perfetto

Appunto per rimanere in tema. È uno stronzo (non mi scuserò per il francesismo) per la maggior parte del romanzo intitolato A kiss for love, ma tra alti e bassi sa regalare quelle emozioni che ti fanno sentire viva anche mentre piangi disperata quando ti molla per ritornare dalla famiglia. Noi scrittrici, forse più di altre persone, viviamo di emozioni, di sensazioni, in modo totale e direi pure devastante. Forse perché viverle ci fa credere di poterle raccontare e descrivere meglio.
Sta di fatto che un uomo come Federico mi spacca il cuore ogni volta per poi ricostruirlo come in quell’arte giapponese… piango ogni volta che rileggo il romanzo anche se so quasi a memoria ogni frase, soprattutto quelle di lui.
Tra tutti i protagonisti maschili che ho creato, Federico è il mio preferito, al primo posto sul podio. Lui mi ingarbuglia lo stomaco, mi apre i dotti lacrimali come nessun altro e mi riempie la mente di ricordi e immagini. Ho pianto come una fontana, credo, ad ogni capitolo.
Dovessi scegliere, sceglierei lui, ma solo se avessi la sicurezza del lieto fine, altrimenti farebbe troppo male.
Quello nella foto è il “prestavolto” che ho scelto. Federico, nel romanzo, ha cinquant’anni e non poteva certo apparire come un ragazzino. Quest’uomo (fotografia acquistata in un sito di immagini insieme a tante altre) mi è sembrato perfetto e somigliante alla mia “immaginazione”.
E dopo di lui… il vuoto.
No, dai scherzo, anche se il personaggio che sceglierei, se lui non fosse proprio disponibile, si classifica secondo, ma a una certa distanza. Non è il protagonista di un romance e la sua storia d’amore deve ancora venire. Lui, però, mi fa sognare come nessun altro (Federico a parte, ovviamente). Si tratta di Sloan Carter che trovi nella saga I figli di Naacal. Lui… non è umano, anche se lo sembra, e un personaggio davvero affascinante sotto tanti aspetti. Te lo mostro nel post qui sotto.

E poi c’è Ben Devoe, star hollywoodiana e cattivo ragazzo che prima di pensare insegue… non le farfalle, ma i suoi pregiudizi. Lo trovi in Broken heart, buona la seconda. Mi duole dire che nessuno di questi è un uomo perfetto che ama la protagonista fin dal primo momento e non la fa soffrire. Sono umani, un po’ bad boy, ma non troppo tossici (o forse un po’ sì, ma non all’eccesso).
Un altro uomo a cui sono super affezionata e che sceglierei perché è stato il mio sogno di ragazzina, è Solomon di Amore Proibito, il mio primo romanzo pubblicato (ora in revisione). A quei tempi impazzivo letteralmente per gli uomini più grandi. Avrei voluto stare con uno che avesse 18 aani più di me (non uno di più, non uno di meno… oggi direi che ero un po’ fissata). Ero giovane. Ora che ho quasi sessant’anni, se penso a un ottantenne mi viene in mente la badante di mio padre… lasciamo perdere.
Forse il primo posto andrebbe di diritto a Josh quarterback quarantenne di Start the Game, perché è il classico golden boy che dopo il primo attimo di confusione, si comporta nel migliore dei modi, ama la protagonista e non farebbe mai nulla per farla soffrire. Adorabile, dico davvero, difatti molte lettrici lo adorano…
A pari merito metterei Bradley Patterson. Di lui mi piace che si prende la responsabilità dei guai che ha combinato, delle cattiverie che ha detto e chiede scusa. Ma quando mai ci capita nella vita qualcuno capace di scusarsi?! Onestamente, al giorno d’oggi, sembra che la maggior parte delle persone faccia fatica, non soltanto a scusarsi quando ha torto o ha sbagliato, ma anche a dire grazie.

Ann the Loser è l’ultima commedia romantica che ho pubblicato in ordine di tempo. Se ancora non l’hai letta te la consiglio caldamente.
La protagonista femminile, alias l’io perfetta
Ammettiamolo, a volte vorremmo essere loro: per la bellezza, per l’intelligenza, per il successo o per qualsiasi altra caratteristica che ammiriamo. Tra tutte le mie protagoniste femminili il podio ce l’ha… rullo di tamburi… Parillion Millen. Ebbene sì.
Lei è… TUTTO: bellissima (una bellezza dell’altro mondo e non per modo di dire), intelligente, ma soprattutto con quelle caratteristiche che ASSOLUTAMENTE vorrei e, per non fare spoiler, ve ne racconto soltanto una. Le altre dovrete scoprirle leggendo La profezia del cerchio.
Parillion non dorme MAI. Può essere considerata un vampiro di stirpe e, come è noto a tutti, i vampiri non dormono e in effetti io mi sono sempre chiesta a cosa serva se non a far riposare il corpo. Io, però, non sono il mio corpo e preferirei stare sveglia 24 ore al giorno per poter fare tutto, ma letteralmente tutto, ciò che vorrei, ma che purtroppo non ho il tempo di fare.
Lei è il mio mito, un po’ come il nostro super eroe preferito, incarna tutto ciò che vorremmo realmente essere, ma che non è di questo mondo. Se avete già letto il romanzo, sapete di cosa parlo e potete capirmi.
Al secondo posto, sempre in zona podio, c’è Matty di A kiss for love. Forse lei non è niente di speciale, una trentenne come tante, ma ciò che le invidio è l’uomo: Federico. Ucciderei per lui (ovviamente si fa per dire e sempre ovviamente, soltanto se mi mettono per iscritto che ci sarà quel lieto fine, altrimenti passo.)
Al terzo posto a pari merito ci sono Joy di Una loser curvy alla riscossa e Ann di Ann the loser, entrambe le mie eroine. Partono svantaggiate e raggiungono la vetta realizzando i loro sogni, e in cima ai loro sogni non c’è l’uomo del momento, bensì la costruzione di un sé che le renda felici e le porti ad amare sé stesse.
Le amicizie
Ho sempre avuto, fin da ragazzina, migliori amici maschi e quasi tutte le mie protagoniste ne hanno uno. Perché? Credo che un amico del sesso opposto (non per forza gay, anzi, quasi sempre etero) sia una ricchezza. Non perché si diventa “amici di letto” o scopamici. Giusto per la cronaca, tutti i miei migliori amici erano etero (so che l’amicizia tra donne e gay è una delle migliori, ma non l’ho mai provata) e le nostre non erano amicizie con benefit (ovvero con sesso quanto basta o quando vuoi).

Se iniziamo dall’ultimo romanzo che ho scritto, la commedia romantica Ann the loser, qui la parte del migliore amico la fa Jordan (nell’immagine qui sopra): dolce, gentile, generoso e sempre presente, ma non è il mio preferito.
Tra tutti i migliori amici svettano: il capo di Matty (che ha un posticino speciale nel mio cuore), ma soprattutto Grant, il nuovo vicino di casa di Alexis che ben presto diventa il suo migliore amico con benefit e no, non intendo il sesso, ma un gatto meraviglioso: Split.

Se non hai ancora letto questo divertente chick-lit in cui la protagonista fa liste a tutto spiano di uomini appetibili e non, devi assolutamente recuperarlo.
Per quanto riguarda, invece, le amiche, non saprei proprio cosa dire. Ce ne sono diverse a cui tengo, una è di sicuro la migliore amica e collega di Matty, l’altra Daria, di cui non posso dire di più per non spoilerare. Ce ne sono anche che inizialmente sono amiche e poi si trasformano, se non in nemiche, in qualcosa di diverso dall’amica del cuore. A volte nella vita succede anche questo. E non perché una sia cattiva, ma perché cambiano le situazioni e le dinamiche relazionali.





