12 Mag '12
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Racconto online, Punti di vista

punti di vista marina galatioto

punti di vista marina galatioto

Ecco un racconto che ho scritto ed è stato pubblicato nel 1999 su una rivista. Spero vi piaccia, è molto particolare…

Alex ci passava davanti ogni volta che andava e tornava dal lavoro e, invariabilmente, il suo passo rallentava, le sue gambe si muovevano più lentamente, per dargli la possibilità di leggere per l’ennesima volta il messaggio pubblicitario posto sulla vetrina scura.

“La donna ideale la troverai qui. Proprio come nei tuoi desideri…”

Un miraggio per gli allocchi lo definivano alcuni suoi amici e lui non aveva il coraggio di ammettere che ci avrebbe provato volentieri.

Inoltre l’annuncio pubblicitario prometteva: “soddisfatti o rimborsati”. In caso di insoddisfazione avrebbe sempre potuto riportarla indietro e farsela sostituire.

I vetri oscurati impedivano di vedere all’interno del negozio. Sentì ridere e fu certo che fosse per lui. Riprese a camminare facendo finta di niente.

Il giorno dopo fu la stessa storia, quello dopo ancora… e ancora. Rallentava in prossimità delle vetrine nella speranza di veder qualcosa. E, in effetti, vide un uomo ed una donna uscire tenendosi per mano sorridendo.

Provò una certa invidia. Era incredibile come non si capisse quale dei due fosse l’androide. Non si notava nessuna differenza…

Quella notte ci pensò a lungo. Si chiese perché vivere in solitudine quando poteva avere una donna che fosse esattamente come lui desiderava, che faceva e diceva soltanto ciò che lui voleva. Nessuno si sarebbe accorto che la sua fidanzata era un androide.

Il giorno seguente prese una giornata di ferie. Ai colleghi raccontò che doveva andare alla stazione a prendere un’amica che veniva da lui in visita, invece alle nove precise era davanti al negozio.

«Salve» lo salutò gentilmente la commessa. Alex si chiese se fosse umana o androide.

«Vorrebbe una ragazza? Un’amica? Un’amante? Una moglie? Abbiamo soluzioni per ogni gusto»

Lui rimase in silenzio. Lei aspettò; probabilmente era abituata a quel genere di reazioni.

«Si vergogna d’essere venuto? O ha paura del giudizio degli amici?»

«Proprio così» annuì lui.

«Se lei sapesse quante persone vengono qui… ma noi manteniamo il segreto professionale. Venga a sedersi e mi spieghi cosa desidera»

Il posto era confortevole e Alex spiegò che voleva una ragazza per, eventualmente, sposarla. Sempre se le cose fossero andate bene.

«Ma certo. Prima però mi deve fare un profilo psicologico della sua donna ideale e una descrizione fisica. Quando la porterà a casa avrà sette giorni poi dovrà decidere se tenerla o riportarcela»

Alex descrisse la sua donna ideale fin nei dettagli.

La commessa programmò il computer e infine gli disse che forse era meglio inserire una certa dose di casualità altrimenti la donna sarebbe diventata monotona e noiosa a lungo andare.

Lui fu d’accordo. In fondo cosa se ne sarebbe fatto di una donna che faceva soltanto quello che voleva? Poi si sarebbe davvero annoiato senza un pò di imprevisto.

Due ore dopo dal computer usciva una donna bellissima, la copia esatta delle sue fantasie.

«Le piace?» chiese la commessa.

«Perfetta, i capelli potrebbero essere un pò più lunghi ma va benissimo anche così»

«Grazie, sei molto gentile» disse la ragazza che lui aveva chiamato Leila.

Per essere un androide era molto bella. Seguì la commessa e pagò; una cifra quasi astronomica ma ne valeva la pena.

Uscirono tenendosi per mano mentre Leila ricordava alcuni episodi del loro incontro in vacanza, incontro che avevano inserito nella sua memoria. Alex ne era molto soddisfatto.

«Come si può distinguere un androide da un essere umano?» chiese curioso.

Lei lo guardò negli occhi e sorrise «Non lo so. Io mi limito a vivere, non mi pongo queste domande»

La portò per negozi a scegliere il suo abbigliamento. Le chiedeva cosa preferiva, cosa voleva, la trattava come un essere umano. Non pensava nemmeno più che fosse androide. Cenarono al ristorante e, tornati a casa, Alex dormì sul divano.

«Devo andare al lavoro» disse a Leila la mattina successiva.

«Lo so, conosco tutto del tuo mondo. Cosa vuoi che faccia mentre non ci sei?» chiese lei.

«Quello che fanno tutte le donne: rassetta la casa, prepara la cena, vai a far la spesa o una passeggiata, leggi, guarda la televisione. Non so quello che fanno le donne mentre gli uomini non ci sono»

E lei si adeguò volentieri.

Passarono i sette giorni e lei chiese ad Alex se era intenzionato a tenerla.

«Ma certo! Che domande» rispose lui prendendole le mani tra le sue «non potrei desiderare di più. Sei la compagna ideale. Ci sposeremo presto e staremo insieme per sempre».

In effetti lei era davvero la migliore compagna che potesse trovare ed esattamente come lui l’aveva sempre desiderava, con quel pizzico di imprevisto che la rendeva unica, quasi umana, aveva insomma una sua personalità.

«Alex, ma…»

«Cosa tesoro?»

«Non pensi che avremmo bisogno di una casa più grande?»

«Ma certo, solo che io lavoro e non ho molto tempo».

«Potrei vederle io e tu potresti prendere la decisione finale, che ne dici?» propose Leila.

«Magnifico»

«Se vuoi vado anche al negozio a dire che hai deciso di tenermi» disse timidamente.

«Sì, grazie. Sei davvero molto gentile»

Gli piaceva che fosse lei a sbrigare certe incombenze.

«Ci andrò oggi stesso».

Alex uscì per recarsi al lavoro. Era felice e soddisfatto, gli amici lo invidiavano. Niente poteva andar meglio.

Leila andò al negozio ed entrò senza la minima esitazione, da quello si riconoscevano gli androidi, non si vergognavano ad entrare.

«Ciao Susi, posso parlare al maestro?»

«Certo, vieni».

La giovane commessa la condusse davanti ad un gigantesco computer.

«Maestro sono Leila»

Oh Leila, allora l’umano ha deciso di tenerti con sé?

«Sì, mi sposa».

Bene, bambina mia. E tu sei contenta? E’ l’uomo che desideravi?, chiese la macchina.

«Non completamente. Io soddisfo i suoi desideri, ma lui non soddisfa completamente i miei. Ha dei piccoli difetti… ma sappiamo che gli umani non sono perfetti. Non potrà mai essere giusto per me al 100%, ma è un brav’uomo e mi tratta da umana. Vivo, questa è la cosa più importante. Vedrai maestro che ne arriveranno molti altri e anche le mie sorelle potranno avere vita».

Bene, ma se dovessi cambiare idea riportalo pure indietro. Ti troveremo qualcun altro.

«Va bene maestro»

Leila uscì sorridendo dal negozio. Non era più un manichino senza vita, posato in un angolo, un insieme di pezzi senza vita ed emozioni. Alzò il viso per sentire il calore dei raggi del sole.

Sorrise di nuovo. Era un bel mondo ed era stata fortunata che gli fosse capitato Alex, in fondo non era male”.

fine.

 

photo credits | jezebel

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