5 Gen '13
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Il Metodo, il Talento e la Tecnica – parte 1

marina galatioto

racconto l’apprendista

Il Metodo, il Talento e la Tecnica, non solo sono i protagonisti di questo racconto che ho scritto nel 2007 per un imprenditore che voleva pubblicizzare il servizio della sua azienda.

È una storia molto particolare in cui un ragazzo diventa l’apprendista di quattro saggi che dovranno insegnargli ad essere re.

Eccolo qui. Si intitola:

L’APPRENDISTA

Nella valle degli Ig-norans c’era aria di aspettativa. Gruppetti di anziani confabulavano tra loro ai lati delle capanne o sugli angoli delle vie sterrate, cercando di indovinare chi sarebbe stato il prescelto.

I giovani, invece, si scrutavano nel tentativo di valutare chi tra tutti potesse essere un degno rivale. Per l’intera comunità era un momento difficile in cui le relazioni tra le persone perdevano il loro valore schiacciate da sentimenti meno nobili.

Ogni donna pregava che il prescelto fosse il proprio figlio, ogni padre desiderava poter andar fiero nel dire d’aver procreato l’eletto.

I giovani amici si allontanavano, ognuno troppo desideroso di essere il prescelto, non pensavano ad altro se non a emergere dal gruppo. Il distacco e la lacerazione dei legami lasciava una scia che durava per mesi, fino a quando il ragazzo eletto ne veniva informato.

Appena la scelta era compiuta veniva organizzata una grande festa. Si danzava e beveva per tutta la notte e al mattino il ragazzo partiva alla volta della Collina dei Sage dove avrebbe trascorso anni ad imparare le tecniche e i segreti del vivere dai quattro anziani sapienti.

Alla fine del suo apprendimento sarebbe tornato in valle e avrebbe guidato il suo popolo per i venticinque anni seguenti.

 

Metello e Oddo erano amici fin dall’infanzia, cresciuti come fratelli, avevano sempre condiviso tutto. Purtroppo anche loro adesso subivano l’influenza della decisione dei Sagi.

Continuavano ad essere amici, ma erano entrambi più guardinghi, chiusi e restii a confidarsi l’un l’altro.

«Sarei felice se i Sagi scegliessero te» disse una sera Metello.

«Lo stesso vale per me» rispose Oddo sorridendo.

Tra loro l’invidia non c’era mai stata, ma adesso qualcosa rischiava di dividerli e metterli l’uno contro l’altro.

«Facciamo un patto» disse Metello abbassando la voce fino a farla diventare un sussurro.

 

I Sagi decisero di lì a breve. La loro scelta cadde su Metello. Quando lo seppe Oddo l’abbracciò felice con le lacrime agli occhi.

«Mi mancherai» gli disse commosso.

Ci fu la grande festa. I due amici si divertirono ballando con le ragazze più carine del villaggio.

«Per anni non vedrò neanche il bel sorriso delle ragazze» si lamentò Metello.

«Ma avrai altri vantaggi» replicò Oddo.

«Tu goditi la compagnia femminile mentre non ci sarò» scherzò l’amico.

Il giorno dopo, di buon mattino, Metello partì con le sue poche cose rinchiuse in un fagotto. Camminò fin ai piedi della collina e si inerpicò per lo stretto sentiero. Ad ogni passo si rendeva sempre più conto di ciò che lasciava al villaggio: gli amici, le ragazze, una in particolare, la famiglia…

E per cosa?

La conoscenza e la saggezza, gli avevano detto.

Avrebbe dovuto esser grato, invece si sentiva sradicato. Aveva visto i Sagi solo in un paio di occasioni, da ragazzino, e mai aveva parlato con loro.

Pensare di vivere insieme a quattro vecchi decrepiti per imparare la saggezza non gli sembrava una gran prospettiva, e nemmeno fare il capo del villaggio gli sembrava tanto entusiasmante.

Troppe responsabilità e pochi vantaggi, se non essere considerato un uomo colto.

Era giovane, avrebbe preferito potersi divertire ancora prima di impegnarsi nella vita adulta.

Arrivò alla cima della collina.

Non c’erano capanne. Dove avrebbe dormito?

E dov’erano i quattro Sage?

Vide un masso e vi si sedette sopra con aria affranta.

«Benvenuto» gli disse un anziano uomo dai capelli bianchi e lunghi lisciati all’indietro.

«Grazie» rispose Metello.

«Io sono Talentum», gli disse il vecchio.

«Io Metello».

«Lo so» rispose l’anziano.

Ovvio che lo sapesse, pensò il ragazzo sospirando annoiato.

«Tu sarai il nostro apprendista».

«Dove sono le capanne?» chiese lui.

«Viviamo in delle grotte molto confortevoli. Vieni, te le mostro»

Metello si alzò e seguì l’uomo. Entrarono in un’apertura della roccia e si trovarono in un antro piuttosto ampio rischiarato dalla luce di una specie di fuoco che bruciava all’interno di un vaso basso. Da un lato c’era un tavolo di legno con degli sgabelli ricoperti di pelo, dall’altro un letto sollevato dal terreno. Era un giaciglio che pareva morbido e comodo.

«Bello…»

«Abiterai qui», gli disse l’anziano.

«Grazie».

Metello osservò quella che sarebbe stata la sua casa con aria curiosa e interessata. C’erano cose che non aveva mai visto.

«Oh, siete qui» disse una voce.

Era un altro Sage. Questo aveva i capelli lunghi legati sulla nuca e una barba bianca e ispida.

«Ragazzo io sono Habilitas, ma tu puoi chiamarmi Atis»

Arrivarono anche Tekhnè, anziano e canuto con baffi cespugliosi e Methodus, dai capelli cortissimi e l’aria composta.

«Per oggi e i prossimi giorni non ti insegneremo nulla» spiegò quest’ultimo «Devi prima addattarti».

Metello cenò tra i quattro Sage ascoltando le loro chiacchiere. Per giorni non fece altro che aggirarsi per la cima della collina e guardarsi intorno.

Quando iniziò lo studio fu quasi una benedizione. Si era stufato di stare da solo a non far niente.

Ben presto scoprì che i quattro suoi mentori non andavano d’accordo come si poteva credere a prima vista. Ognuno di loro era convinto che ciò che gli avrebbe insegnato era più importante di tutte le sciocchezze degli altri.

Stare ad ascoltarli faceva quasi venire il nervoso!

«L’ho scelto perchè ha talento», esclamò Talentum un giorno «Senza non potrebbe mai condurre il suo popolo» concluse rivolto ai suoi coetanei. Poi si girò verso Metello.

«Ragazzo, devi capire che la tua disposizione d’animo è la cosa più importante che ci sia. Senza non saresti nessuno»

«Non dire sciocchezze. Anche senza talento potrebbe raggiungere altissime conoscenze, basta che segua le regole pratiche che gli insegnerò e arriverà lontano», esclamò Tekhnè.

«Ve lo dico io, ci vuole metodo, deve sapere come agire e mettere le cose in relazione tra loro altrimenti non arriverà a niente», replicò Methodus.

fine prima parte ..

 

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